Esistono numerose leggende a proposito degli animali che si trovavano nella grotte dove nacque Gesù. Si dice che il bue
non mangiò la paglia fresca della sua mangiatoia perché Maria la potesse utilizzare come culla per il suo bambino. Il bue contribuì a riscaldare il bambino soffiando col suo alito tiepido. Si dice che da allora il bue ha l’alito più dolce di tutti gli animali.
Le pecore
offrirono la loro lana con la quale Maria confezionò una coperta.

Le pecore

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.Quando i pastori arrivarono vicino a Lui, il più giovane aveva da offrirgli solo una margheritina
di campo. Le labbra di Gesù si posarono sui petali del fiore. È per questo che spesso la punta dei petali spesso è rosa.

.I pastori non erano i solo ad essere felici di contemplare il bambino Gesù nella grotta.
Un pettirosso
che si riparava sotto il tetto della grotta, si unì al canto degli angeli. Fu il primo canto d’uccello che udì Gesù, che per ringraziarlo gli rese la voce ancora più dolce e melodiosa durante l’inverno, soprattutto nel tempo del Natale.

.Una minuscola creatura (una piccola lucciola)
seguiva i pastori guidati dalla stella. Essa era così piccola che nessuno la notò. La vide solo Gesù, il quale la sfiorò con un dito e la fece diventare luminosa, luccicante nelle notti d’estate per guidare i viaggiatori.

.Si racconta anche che la vigilia di Natale, nella grotta tutti gli animali si inginocchiano. Niente li deve disturbare. Allora per qualche minuto si mettono a parlare.
Si dice anche che le api
mormorano un’ode, lodando il Signore, che il suo nome sia benedetto, perché anche loro si ricordano della nascita di Gesù.
Si dice anche che le api

LA PECORA NERA ALLA GROTTA DI BETLEMME
C'era una volta una pecora diversa da tutte le altre. Le pecore, si sa, sono bianche; lei invece era nera, nera come la pece.Quando passava per i campi tutti la deridevano, perché in un gregge tutto bianco spiccava come una macchia di inchiostro su un lenzuolo bianco: «Guarda una pecora nera! Che animale originale; chi crede mai di essere? ».Anche le compagne pecore le gridavano dietro: «Pecora sbagliata, non sai che le pecore devono essere tutte uguali, tutte avvolte di bianca lana?».La pecora nera non ne poteva più, quelle parole erano come pietre e non riusciva a digerirle.E così decise di uscire dal gregge e andarsene sui monti, da sola: almeno là avrebbe potuto brucare in pace e riposarsi all'ombra dei pini. Ma nemmeno in montagna trovò pace. «Che vivere è questo? Sempre da sola!», si diceva dopo che il sole tramontava e la notte arrivava.Una sera, con la faccia tutta piena di lacrime, vide lontano una grotta illuminata da una debole luce. «Dormirò là dentro » e si mise a correre. Correva come se qualcuno la attirasse.«Chi sei?», le domandò una voce appena fu entrata.«Sono una pecora che nessuno vuole: una pecora nera! Mi hanno buttata fuori dei gregge».«La stessa cosa è capitata a noi! Anche per noi non c'era posto con gli altri nell'albergo. Abbiamo dovuto ripararci qui, io Giuseppe e mia moglie Maria. Proprio qui ci è nato un bel bambino. Eccolo!».La pecora nera era piena di gioia. Prima di tutte le altre poteva vedere il piccolo Gesù.«Avrà freddo; lasciate che mi metta vicino per riscaldarlo!».Maria e Giuseppe risposero con un sorriso. La pecora si avvicinò stretta stretta al bambino e lo accarezzò con la sua lana.Gesù si svegliò e le bisbigliò nell'orecchio: «Proprio per questo sono venuto: per le pecore smarrite!».La pecora si mise a belare di felicità. Dal cielo gli angeli intonarono il «Gloria».
MORALE
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PREGHIERA.
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