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sabato 18 ottobre 2014

Le malattie dell'educazione




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giovedì 2 ottobre 2014

Auguri a tutti i nonni!



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giovedì 11 settembre 2014

Messa in suffragio di Carolina

Lunedì 22 settembre c.a, a Montechiaro, alle ore 18.00, sarà ricordata con Messa di suffragio Carolina Parlato ad un anno dalla sua nascita in cielo.

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mercoledì 3 settembre 2014

La buona scuola -passo dopo passo- in 12 punti.


Per leggere il testo in forma integrale, cliccate sul seguente link: 




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sabato 16 agosto 2014

Intelligenze al macero

E se a dirlo è un preside...

Intelligenze al macero
(di Domenico Ciccone)

Non chiederei a nessuno di condividere appieno le teorie di Gardner sulle intelligenze multiple, tuttavia ritengo che la tradizione, la storia, le letteratura e la scuola stessa ci abbiano dimostrato ampiamente che le persone sono portatrici di diverse modalità di apprendimento e di molteplici approcci per risolvere i problemi ed affrontare la vita.
Da dirigente scolastico di un istituto che accoglie, sotto lo stesso tetto ( si fa per dire ), un liceo scientifico tradizionale ed un istituto professionale completo di moltissimi indirizzi con relative opzioni, continuo a rimanere dell’idea che buona parte della crisi economica, che attanaglia il nostro Paese nell’ occidente civilizzato, sia dovuta all’incapacità della scuola di rispondere, con modelli di insegnamento innovativi ed efficaci, non solo ad una domanda di istruzione e formazione completamente nuova e del tutto diversificata ma anche al bisogno di ciascun individuo di esprimere al meglio se stesso, le proprie inclinazioni, attitudini, interessi, conoscenze ed abilità.
L’autonomia della scuola italiana avrebbe dovuto costituire una valida risposta alla costruzione di competenze per le nuove generazioni se solo fosse stata in grado di avvalersi di tutti gli strumenti che, appunto, l’autonomia consente, per propria natura.
Ciò che nell’assetto normativo della L. 59/97 aveva trovato un barlume di adeguatezza per rendere la scuola un luogo nel quale ciascuno dei giovani potesse realizzare appieno la propria peculiare intelligenza, è stato sistematicamente vanificato da una normativa secondaria sempre più restrittiva e mortificante al punto che ormai di autonomia ne rimane ben poca.
Niente organico funzionale, poche risorse economiche, classi di concorso atipiche bloccate da vincoli tutt’altro che progettuali, scarsa propensione dei docenti all’innovazione, atteggiamento furbo ed opportunista di molti studenti che, come in ogni stato confusionale che si rispetti, fanno la loro parte approfittando di ogni opportunità per sbarcare il lunario rigirando il coltello nelle piaghe ormai incancrenite del burn out che attanaglia buona parte dei docenti e del personale della scuola.
Mai come in questo momento occorre un’azione forte e coraggiosa che faccia davvero la differenza. I giovani si stanno adeguando al peggio ritrovando nella scuola un appiattimento delle loro variegate intelligenze che nuoce ad essi stessi ed alla società del futuro.
I curricoli delle scuole autonome dimostrano, in questo senso, minore efficacia dei programmi ministeriali di storica memoria poiché fondano su di un’autonomia zoppicante nella quale nessuno riesce a fare la sua parte. E non potrebbe essere altrimenti in un contesto nel quale l’unica percezione vera che tutti hanno, dopo un quindicennio di autonomia sulla carta, è che siano aumentati a dismisura soltanto gli adempimenti burocratici con uno svantaggio ulteriore rispetto al passato: la zavorra insopportabile degli uffici scolastici regionali e delle loro articolazioni territoriali.
Chi ha il coraggio di dire che, come nel disegno originario, supportano le scuole autonome e ne facilitano i compiti costituzionali di promozione, sviluppo e garanzia del successo formativo?

Ne conosco tanti di ragazzi che hanno un’intelligenza viva, pronta, efficace, volta alla soluzione dei problemi concreti, disposti allo studio ma inclini maggiormente alla frequenza di un ambiente di apprendimento nel quale contino i laboratori, intesi come modelli di costruzione delle competenze basati sulla concreta applicazione di conoscenze ed abilità in contesti vari.
E questi ragazzi non frequentano solo gli istituti professionali; com’è giusto che sia, affollano anche le classi dei licei e dei tecnici, aspettando pazientemente che termini l’ estenuante quinquennio, alla scadenza del quale affronteranno un esame di cui sentono parlare male da tutti; fino a quando lo svolgono personalmente per parlarne male essi stessi, il giorno successivo nonostante vengano promossi tutti.

Nel frattempo, nel bel mezzo di questi problemi che si trascinano da quasi venti anni, stiamo mandando al macero una generazione intera di intelligenze fresche, vivaci e pronte al cambiamento pensando, boriosamente, che siano loro il problema . Nossignori, il problema è la scuola italiana che promuove quasi il 100% dei maturandi per discolparsi, dopo che li ha mortificati negli apprendimenti e nelle risorse intellettuali per l’intero corso scolastico.
Dopo che ha pasticciato con l’autonomia, con i curricoli, con la progettazione didattica e con la valutazione … promuove, senza appello, bocciando ancora una volta se stessa, nel panorama mondiale. In questo modo senza quasi accorgercene abbiamo ipotecato il futuro dell’Italia: nazione abitata da giovani vivi, svegli e creativi ma tanto poco considerati da essere impietosamente parcheggiati nel limbo del 45% di disoccupazione giovanile.
Dobbiamo solo sperare che ce la facciano, nonostante la scuola e la sua sconquassata autonomia!

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giovedì 17 luglio 2014

Tutti sono intelligenti ad eccezione di chi decide di non esserlo...

“Ci sono tanti modi di essere intelligenti”. La lettera di un preside

Tratto dal sito "Eticamente- News"

Essere intelligenti è una qualità che appartiene a tutti. Basta coltivarla, educarla e comprenderne la via di realizzazione.
C’è infatti chi è bravo nel disegno ma che proprio non ama la geografia, chi invece è un genio della matematica ma non sa scrivere una lettera d’amore e ci sono poi quelli che vincono sempre a scacchi ma non amano leggere i libri.

Ognuno ha un talento che dovrebbe trovare la propria via di realizzazione e magari pian piano ciascuno di noi dovrebbe riuscire anche ad annaffiare talenti meno amati o più nascosti che invece potrebbero portare a spalancare porte mai considerate.

Essere intelligenti è appunto saper imboccare la propria strada, amare ciò che si fa e avere una sete inesauribile di conoscere ed imparare. Sviluppare l’intelligenza intesa in questo modo dovrebbe essere il compito difficile ma meraviglioso della scuola.

Purtroppo questa fondamentale istituzione che è la scuola sembra aver perso da tempo il suo obiettivo primario. Ora contano i voti, i programmi da finire, i ragazzi da inibire. Essere intelligenti vuol dire appunto avere dei bei voti, essere tranquillo a scuola, far tacere le proprie inclinazioni.

E’ vero, esistono fortunatamente insegnanti particolari che hanno ancora ben in mente l’obiettivo primario della scuola e cercano in tutti i modi di farlo raggiungere ai propri ragazzi. Ma sono perle rare, barlumi di luce in questo buio scolastico attuale.

Non esiste un modo solo di essere intelligenti e la scuola ha il dovere di trovare il modo adatto per ogni allievo e da lì partire per esplorare tutti gli altri modi possibili.

E proprio ricollegandoci a questa riflessione vogliamo riportarvi un fatto semplice ma significativo avvenuto di recente in una scuola inglese.
Il direttore della Barrowford Primary School, una scuola elementare nel Lancashire, una contea dell’Inghilterra, ha scritto una lettera a tutti i suoi alunni e la mamma di uno di loro ha deciso di pubblicarla su Twitter dato il profondo valore delle parole ricevute.
Questa è la traduzione della lettera:

Caro Charlie Owen,
ti allego i risultati del tuo Test KS2 di fine anno. Siamo molto orgogliosi dell’enorme impegno che hai dimostrato e durante questa settimana faticosa hai fatto del tuo meglio.
Tuttavia siamo anche preoccupati di come questi test non sempre valutino quello che vi rende speciali ed unici. Le persone che creano questi test e che li correggono non vi conoscono – non come vi conoscono i vostri insegnanti, non come spero di conoscervi io, e certamente non come vi conoscono le vostre famiglie. Loro non sanno che molti di voi parlano due lingue. Loro non sanno che suonate uno strumento musicale o che danzate o che dipingete. Loro non sanno che i vostri amici contano su di voi o che la vostra risata fa brillare i giorni più anonimi. Loro non sanno che scrivete poesie o canzoni, che praticate sport, che sognate sul futuro o che a volte vi prendete cura del vostro fratellino o sorellina dopo la scuola. Loro non sanno che avete viaggiato in un luogo meraviglioso o che conoscete il modo di raccontare storie fantastiche o che vi piace trascorrere il tempo con persone speciali, in famiglia o tra gli amici. Loro non sanno che siete affidabili, gentili e premurosi e che ogni giorno fate davvero del vostro meglio…
I punteggi vi diranno qualcosa ma non vi diranno tutto.
Quindi, gioite dei vostri risultati e siatene orgogliosi, ma ricordate che ci sono molti modi di essere intelligenti.

Questa è la scuola che noi vogliamo...

Questa è la scuola in cui crediamo!

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mercoledì 9 luglio 2014

La scuola e i politici, i docenti, i sindacati e la salute

LA SCUOLA E I POLITICI, I DOCENTI , I SINDACATI E LA SALUTE.


Se non fosse una tragedia, ci sarebbe da ridere. Consideriamo solamente alcune delle dichiarazioni politiche degli ultimi 24 mesi. Ai suoi tempi Monti dichiarava in televisione che gli insegnanti sono egoisti perché non accettano nemmeno un aumento orario di 2 ore (peccato che nel decreto ne mettesse 6, omettendo di calcolare tutte le ore di “back office”). Interveniva a ruota Bersani che faceva muro contro le 24 ore volute da Monti e l’assalto (ennesimo) veniva così respinto. Ora abbiamo Renzi che manda avanti la Giannini e Reggi (Letta non aveva fatto in tempo con la Carrozza) invocando 36 ore per quei fannulloni dei docenti italiani. La sparata appare però così grossa agli stessi autori che viene sconfessata dallo stesso Reggi nel giro di 24 ore (“Le mie sono state parole frutto di scarsa ponderazione”).


Fin qui la politica sulla scuola. E i docenti che fanno? Tremilanovecentosettantasei (3.976) sono scatenatissimi, a prescindere dall’ipotesi 36 ore. Sono i cosiddetti Q96 che, dopo due anni di lavoro extra (grazie a un errore riconosciuto tardivamente da donna Fornero), stanno finalmente ottenendo il sacrosanto diritto di andare in pensione. Spero ardentemente che ce la facciano: per loro e per i posti di lavoro che libereranno ad altrettanti giovani colleghi. Mi si consenta però una considerazione che mi balla in testa da quando (20 anni) mi occupo della salute degli insegnanti: come mai la più numerosa categoria professionale di dipendenti pubblici (un milione) si fa così bistrattare dalla politica? Mi spiego meglio con un esempio. L’errore della Fornero con i Q96 avrebbe dovuto vedere la reazione compatta di tutto il corpo docente (sindacati inclusi) e non solo dei 3.976 sfortunati. Così come mi aspetto in futuro un vero aiuto dai Q96 – una volta in pensione – nella battaglia per far riconoscere l’usura psicofisica quale patologia professionale degli insegnanti. In moltissimi mi hanno infatti scritto che si trovno in pieno burnout dopo decenni di professione svolta.

Infine una considerazione e alcune domande sui sindacati e sul loro ruolo di tutela della salute dei loro associati. Perché non richiedono (ottenendola) al ministro di turno di effettuare una seria valutazione della salute dei docenti? Perché non pretendono che questa venga effettuata prima di ogni riforma previdenziale che invece viene attuata da sempre a prescindere dalla condizione di salute dei lavoratori? Perché con l’adozione del Testo Unico sulla tutela della salute dei lavoratori (DL 81/08) non hanno preteso che la prevenzione prevista dalla norma non fosse adeguatamente finanziata? Tutte domande che finora non hanno avuto risposta. Una sola volta un segretario nazionale di un importante sindacato scolastico mi disse: “I dati dei suoi studi non è bene tirarli fuori perché servirebbero solo ad attirare un altro stereotipo sugli insegnanti: pazzi oltreché fannulloni”.

Ringrazio questo rappresentante dei lavoratori per il saggio - per lui - consiglio ma non mi rassegno e ripresento l’appello che redassi per l’allora ministro Carrozza (che peraltro non si peritò di rispondere come i colleghi che l’hanno preceduta). Giannini ascolterà? Non poniamo limiti alla Provvidenza. Di certo le conviene: dovrebbe infatti sapere che non puoi fare alcuna riforma se prima non sai come stanno le tue truppe.

Appello al Ministro Giannini

A cura del Dr. Vittorio Lodolo D’Oria

Esperto in malattie professionali degli insegnanti

Ricapitoliamo lo stato di salute negli insegnanti…

  1. L’insegnamento comporta alta usura psicofisica ed è pertanto ricompreso tra le cosiddette Helping Profession
  2. Francia (2006) e Regno Unito (2009) hanno rilevato che il tasso suicidario tra gli insegnanti è il più alto in assoluto se comparato con quello dell’intera popolazione. L’Italia non raccoglie dati in proposito.
  3. In Germania, Regno Unito e Italia oltre la metà dei pensionamenti anticipati per motivi di salute è conseguente a una diagnosi psichiatrica
  4. In Giappone le assenze per malattia causate da una diagnosi psichiatrica sono passate dal 35% al 55% in 10 anni (1995-2004)
  5. In California (studio su 133.000 docenti del 2002) l’incidenza di tumore (al seno soprattutto) si è rilevata decisamente superiore a quella della popolazione generale. Analogo riscontro è stato evidenziato nello studio milanese pubblicato su La Medicina del Lavoro N° 5/2004 e N°3/2009
  6. A Torino e Milano (studio osservazionale 1992-2003) il 50% di diagnosi in seguito ad accertamento medico è di tipo psichiatrico (psicosi 30%, depressione 70%). Su base annuale attualmente le diagnosi psichiatriche in Collegio Medico di Verifica (CMV) superano il 70%
  7. Meno dell’1% dei quasi 8.000 dirigenti scolastici conosce l’iter per l’accertamento medico d’ufficio (studio 2008) ed è in grado di stabilire come e quando è indispensabile avviare la pratica
  8. Solo il 19% dei docenti è a conoscenza del rischio psichiatrico/oncologico della professione (studio) e dunque la categoria è esposta alle suddette patologie senza saperlo. Docenti non conoscono iter per l’accertamento medico in Collegio Medico di Verifica
  9. Prevenzione dello Stress Lavoro Correlato (SLC) a scuola è obbligatorio dal 1° Gennaio 2011 (D.L.81/08) ma nessuno sembra preoccuparsene anche perché non sono stanziati fondi ad hoc
  10. L’ultimo studio sui docenti inidonei permanentemente per motivi di salute (05.10.12) ha dimostrato che le diagnosi psichiatriche superano il 70% e sono 5 volte più frequenti delle disfonie croniche riconosciute come causa di servizio.

E di conseguenza domandiamo…

  1. Perché il nuovo T.U. sulla tutela salute dei lavoratori (D.L.81/08) non è stato finanziato nella scuola con fondi ad hoc?
  2. Come si intende contrastare, senza risorse, il rischio psichiatrico ed oncologico nei docenti?
  3. Non si considera dovere istituzionale del MIUR informare e formare adeguatamente i dirigenti scolastici sul ricorso all’accertamento medico d’ufficio in CMV?
  4. Perché il ministro non rispose sull’argomento all’interrogazione dell’On. Sbrollini dell’ottobre 2009 ed il ministro successivo non rispose neanche all’interrogazione del sen. Valditara del gennaio 2011? Perché le istituzioni non si occupano della materia che riguarda la più numerosa categoria professionale costituita da donne nell’82% dei casi?
  5. Come è stato possibile pensare di allungare l’età pensionabile dei lavoratori della scuola (82% donne) senza prima verificare la salute della categoria?
  6. Chi supporta i dirigenti scolastici e verifica che attuino scrupolosamente i dettami legislativi inerenti  lo SLC?
  7. La riqualificazione della professione non passa attraverso il superamento degli stereotipi nell’opinione pubblica attraverso campagne d’informazione pubblica?
  8. Il coinvolgimento della classe medica (del tutto ignorante in materia come dimostrato dagli studi effettuati) non deve forse essere totale?
  9. Come mai questo silenzio assordante e connivente dei sindacati in materia di tutela della salute dei lavoratori? Non sarebbe auspicabile un loro intervento come in Inghilterra e Francia?
  10. Può un Paese come l’Italia continuare a ignorare un problema che riguarda la più numerosa categoria professionale impegnata a formare le generazioni future?

P.Q.M.

Partendo proprio da quest’ultimo punto, si richiede al titolare del MIUR di sanare tempestivamente la posizione - altamente ingiusta - dei cosiddetti docenti della Quota 96, per poi mettere coraggiosamente mano alla inderogabile questione della salute dei docenti, il riconoscimento delle loro malattie professionali, la loro prevenzione unitamente ai percorsi di diagnosi e cura.


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Da "INFORMASCUOLA" -Aggiornamenti quotidiani on line sul mondo della scuola-

I materiali didattici degli anni precedenti sono stati archiviati nel sito della scuola, nella sezione "Videoteca-Scuola". Per visionarli cliccare sul seguente indirizzo: http://www.primocircolovico.gov.it/webschool3/index.php

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Dall'antico libro della saggezza....

“ Non inducete i ragazzi ad apprendere con severità e violenza, ma guidateli invece per mezzo di ciò che li diverte, affinché possano meglio scoprire l’inclinazione del loro animo” (Platone)